Patrocinio Morale Ministero dell'Ambiente
Patrocinio Emilia Romagna e Città di Cattolica
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Specie a rischio:


Sono almeno 267 le specie nei cui stomaci si trovano pezzi più o meno grandi di plastica.

  • Fattori che ne determinano lo stato
Secondo un recente rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (PNUA)

le plastiche, in particolare i sacchetti e le bottiglie in PET,  sono i rifiuti marini più diffusi al mondo:

in molti mari regionali costituiscono oltre l’80% dei rifiuti presenti.

Gli avanzi di plastica si accumulano negli ambienti terrestri e marini di tutto il mondo,

si decompongono lentamente in piccoli pezzi tossici che possono essere consumati

dagli esseri viventi a tutti i livelli della catena alimentare.

Ogni anno gli esseri umani usano centinaia di miliardi di sacchetti (100 miliardi solo negli Stati Uniti, secondo il World Watch Institute). Se ne ricicla soltanto una piccola percentuale,  mentre la maggior parte non serve che per pochi istanti  (il più delle volte solo per il breve tragitto dal negozio a casa).

In natura, invece, sopravvivono per migliaia d’anni.




Quanto tempo la natura impiega a smaltire i nostri rifiuti?

Capacità di un composto chimico di decomporsi per mezzo di batteri:
  • Fazzoletto di carta 4 settimane
  • Quotidiano 6 settimane
  • Stoffa e lana 8 - 10 mesi
  • Rivista carta patinata 8 - 10 mesi
  • Sigaretta senza filtro 3 mesi
  • Fiammifero 6 mesi
  • Mozzicone di sigaretta 1 anno e più
  • Chewing-gum 5 anni
  • Lattina di alluminio 10 anni
  • Sacchetto di plastica 500 anni e più
  • Tessuto sintetico 500 anni e più
  • Bottiglia di plastica quasi 100 anni
  • Accendini 100 anni
  • Assorbenti e pannolini 200 anni                                                                                                                                                                                                         
  • Carte telefoniche 1000 anni
  • Bottiglie di vetro Indeterminato.

  • Luoghi e ambienti da difendere.
I sacchetti di plastica accumulati ad altri rifiuti,
possono formare vere e proprie discariche galleggianti.





 
 
Lo chiamano Pacific Trash Vortex, il vortice di spazzatura dell'Oceano Pacifico, ha un diametro di circa 2500 chilometri è  profondo 30 metri ed è composto per l'80% da plastica e il resto da altri rifiuti che giungono da ogni dove. Il peso complessivo di questa "isola" di rifiuti raggiunge i 3,5 milioni di tonnellate",
                        
Isole invisibili a occhio nudo che si trovano a pochi cm sotto la superficie dell'acqua, composte da un'infinità di rifiuti di varie dimensioni.


Rapporto PNUA

Secondo il rapporto del PNUA, (Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente) in un studio, realizzato dalla Commissione internazionale per la gestione sostenibile delle risorse «i sacchetti di plastica usa e getta soffocano la vita marina e dovrebbero essere vietati o eliminati al più presto».
La plastica costituisce circa il 70 – 80% dei rifiuti marini macroscopici in mare aperto e sulle coste la situazione è ancora peggiore: i sacchetti di plastica rappresentano la quarta tipologia di rifiuti più frequenti, dopo le bottiglie di plastica, le sigarette e i mozziconi.

Tra Italia, Spagna e Francia galleggiano 500 tonnellate di plastica, con una concentrazione maggiore di quella della cosiddetta «isola galleggiante» nell'oceano Atlantico e quella ancora più grande presente nel Pacifico.

Lo ha scoperto la ricerca L'impatto della plastica e dei sacchetti sull'ambiente marino, realizzata da Arpa Toscana e dalla struttura oceanografica Daphne di Arpa Emilia Romagna su richiesta di Legambiente.






Expedition Med, su 40 stazioni analizzate al largo di Francia, Spagna e Nord Italia, nel 90% dei casi ha riscontrato la presenza di rifiuti in plastica,

prevalentemente frammenti del peso medio di 1,8 milligrammi, entro 20 centimetri dalla superficie dell'acqua.



Secondo l'Istituto francese di ricerca sullo sfruttamento del mare
(Ifremer) e l'Università di Liegi, nell'estate 2010 la concentrazione
più alta nel Mediterraneo era nel nord del Tirreno e
a largo dell'isola d'Elba con 892 mila
frammenti plastici per chilometro quadro,
rispetto a una media di 115 mila.



TIPOLOGIE PIÙ FREQUENTI DI RIFIUTO MARINO RITROVATI DURANTE LA CAMPAGNA MEDITERRANEA DELLA ICC (2002-2006)


Tipologia Numero %
Sigarette e filtri di sigarette 222.563 27
Mozziconi di sigarette 86.146 10
Bottiglie di plastica(fino a 2 litri) 81.238 9,8
Sacchetti di plastica 70.912 8,5
Lattine per bibite 63.282 7,6
Tappi e coperchi 60.920 7,3
Bottiglie per bevande 48.085 5,8
Stoviglie 32.037 3,8
Astucci di sigarette 23.648 2,8
Imballaggi cibo 21.029 2,5
Cannucce/fettucce 17.184 2,1
Linguetta lattine 15.488 1,9

Nel mare Adriatico la plastica sta uccidendo le tartarughe di mare Caretta caretta.

Fra le tartarughe trovate morte, una su tre ha frammenti di plastica nel tubo digerente. Come minimo questi detriti sottraggono spazio al cibo. Come massimo provocano la morte.

Lo ha documentato una ricerca dell’Università di Zagabria sul periodico scientifico Marine Pollution Bulletin.

L’inquinamento chimico dell’Adriatico è noto e studiato da tempo: ma è la prima volta che gli scienziati si occupano dei rifiuti solidi. E hanno scoperto che la situazione è seria.

Anche se i siti di riproduzione sono più a Sud, l’Adriatico settentrionale è un luogo molto importante per le tartarughe di mare: le acque costiere sono basse e tiepide, ed è uno dei pochi luoghi del Mediterraneo in cui anche le tartarughine giovani possono nutrirsi di organismi bentonici, cioè che vivono sui fondali. Però sui fondali c’è anche la plastica. Gli studiosi di Zagabria hanno effettuato l’autopsia su 54 tartarughe che il mare ha buttato a riva morte, o che sono morte impigliate nelle reti dei pescatori. Ebbene, 1/3 di questi 54 animali aveva frammenti di plastica nel tubo digerente: sacchetti per la spesa, imballaggi, cordini, polistirolo espanso, filo per la pesca.



Una tartaruga aveva addirittura
ingerito 15 pezzi di plastica,
che occupavano quasi per intero il suo stomaco:
anche se pesavano complessivamente solo 0,7 grammi,
secondo gli scienziati sono stati probabilmente sufficienti ad uccidere l’animale.
Le tartarughe sono animali “opportunisti”, cioè che mangiano di tutto,
senza andare tanto per il sottile:
e questo spiega perchè così spesso finiscano per ingerire la plastica.



  • Obiettivo
È importante che ognuno faccia ciò che può nel limite del possibile per diminuire l'inquinamento della nostra Madre Terra, ma soprattutto serve un cambiamento di rotta anche sociologico mediante il quale cambiare la mentalità delle persone da "consumatori  a consumatori responsabili.
  • Come agire?
Secondo il rapporto del PNUA

La commissione ricorda che le famiglie sono in ultima analisi responsabili di molti degli impatti ambientali.

Secondo i ricercatori, per proteggere le tartarughe e le altre specie minacciate dovremmo stare più attenti a ciò che buttiamo in mare.

La plastica, quando finisce in un corso d’acqua, prima o poi entra in mare. È praticamente indistruttibile: le onde e il sole la frammentano, ma non scompare. Le correnti tendono ad accumularla in alcuni punti: ma è praticamente onnipresente negli oceani.



L'Expedition M.E.D. 2010 / 2013 è una campagna scientifica contro l’inquinamento  ambientale della plastica nel Mediterraneo; che mobilita una squadra di ricercatori provenienti da una decina di laboratori universitari europei. Inedito in Francia e in Europa, questo programma di ricerca mette in luce un fenomeno allarmante, la presenza di un inquinamento quasi invisibile, che potrebbe contaminare la nostra catena alimentare con  microframmenti di plastica.



L'equipaggio di Expedition M.E.D. nella campagna del 2012 ha conpiuto un totale di 1.022 miglia nautiche.


74 campioni sono stati raccolti con l'obbiettivo di fermare questo incredibile disastro naturale.

Alcuni approffondimenti:

La prima serie di analisi dei campioni, realizzate dalla
IFREMER e Universita di Liegi, stimano che circa 250 miliardi di microframmenti di plastica
contaminino le acque superficiali del Mediterraneo.

Il Mar Mediterraneo sta davvero diventando una zuppa
di plastica ingerita dai pesci e perfino dal plancton,
base di tutta la catena alimentare!

L’Acquario di Cattolica grazie al suo progetto PLASTIFINIAMOLA vuole contribuire attivamente
alla tutela di tutte quelle specie che muoiono a causa dell’inquinamento dovuto alla plastica.



 
Raccontare e sensibilizzare le nuove generazione può garantire un futuro più concreto per tutte quelle forme viventi che abitano i nostri mari.

Acquario di Cattolica grazie a Salva una specie in pericolo
vuole sostenere questagrande campagna comunicando
e facendo conoscere questa bellainiziativa
promossa da Expedition MED 2010-2013

Sostieni e  sottoscrivi questa petizione
occorrono 1 milione di firme, vai al link di expediscion Med: Firma subito

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